Networks e condivisione

di Chiara Cipollina*

L’universo, in ogni suo aspetto, è una realtà in continua evoluzione. Ogni società che in esso nasce e si sviluppa vive un processo di costante trasformazione attraverso complesse interazioni culturali, politiche, economiche e tecnologiche. Restringendo lo sguardo sul mondo scientifico, è inevitabile riconoscere che proprio grazie a questa complessa rete di interazioni si è potuti arrivare al livello di conoscenza dei fenomeni biologici che caratterizza i nostri giorni. La tecnologia e la nostra capacità investigativa ci hanno condotti ad un momento in cui la quantità di dati prodotti e di informazioni possedute è notevolmente superiore alla nostra capacità di analisi.

Ci troviamo di fronte ad una realtà, che caratterizza la vita a partire dalla singola cellula, estremamente complessa e articolata. Per studiarla e cercare di comprenderla è necessario un approccio globale e parallelo, un impegno collettivo perché la conoscenza possa aumentare e le forze non vadano disperse, perché di fronte ad un problema complesso, solo la condivisione del sapere potrà portare ad un reale progresso. E’ questo lo spirito che da sempre ha animato la ricerca accademica, uno spirito di profonda apertura della comunità scientifica nel solo interesse della formazione di un sapere sempre più profondo.
E’ un’etica, che “richiede un modello secondo cui le teorie vengano sviluppate collettivamente, e i loro difetti percepiti e gradualmente eliminati per mezzo di una critica fornita dall’intera comunità scientifica” (da “L’etica hacker”, Ed. Feltrinelli).

Ancora oggi, il mondo scientifico si fonda su queste “norme” non scritte ma all’unanimità riconosciute come necessarie. Le informazioni vengono pubblicate e le fonti citate, i dati devono essere riproducibili e a disposizione dell’intera comunità scientifica, che in questo modo compie i suoi passi. Tuttavia, più che uno spirito di condivisione nell’unico interesse del progresso e della conoscenza, sempre più spesso la scienza viene vissuta come business e quella che dovrebbe essere una sana competizione diventa desiderio di prevalere.

Contro questa logica ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo perchè il sapere scientifico venga continuamente condiviso e arricchito dall’esperienza e dalla passione di ciascuno.

 

*Caporedattore Prometeus

 







N.2 - Settembre 2004


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