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Il ciclo della conoscenza

di Chiara Cipollina*

Nell’oceano di letteratura generatosi in seguito al boom della genomica funzionale e intorno al dibattito su quale sia la “vera scienza”, se solo quella ipotetico-deduttiva (hypothesis-driven) o se anche quella induttiva, che segue un percorso inverso, mi è sembrato illuminante un articolo pubblicato già da qualche tempo, ma che per la prima volta mi è capitato di leggere in questi giorni (Kell D.B. and Oliver S.G., BioEssays, 2003, 26:99-105).

Il succo della riflessione è che i due approcci non sono mutuamente esclusivi ma, al contrario, sono l’uno al servizio dell’altro all’interno di un circolo virtuoso. Fin dall’antichità, è sempre stata intuitiva la distinzione tra i costrutti mentali e la realtà materiale, in pratica, tra le idee e i dati derivati da osservazioni sperimentali. Sono le idee a generare lo stimolo all’osservazione, ma è grazie all’osservazione che nuove idee, quindi ipotesi, possono essere generate. Il fossilizzarsi sul principio che solo l’approccio deduttivo (dall’ipotesi al dato) sia quello corretto affonda le radici in un sistema logico alla ricerca di certezze che cerca di inserire l’osservazione in uno schema concettuale pre-esistente. Ma la complessità dei sistemi che oggi ci ritroviamo a studiare non è affrontabile utilizzando solo questo tipo di approccio.

E, prima ancora di studiarla, in che modo siamo giunti a scoprire questa complessità? Ecco che fa il suo ingresso nel ciclo della conoscenza l’innovazione tecnologica. Spesso senza essere “hypothesis-driven” (pensiamo all’invenzione della Polymerase Chain Reaction da parte di Kary Mullis) la tecnologia porta linfa vitale al sistema di generazione dei dati. E quanto più la tecnologia procede, tanto più la mole di dati e di osservazioni cresce a dismisura causando uno spostamento dell’equilibrio all’interno del ciclo nella direzione dell’approccio induttivo, ovvero dal dato all’idea. E anche la pura generazione e diffusione di dati, se correttamente valorizzati e interpretati, risulta una componente di estremo valore nel processo di indagine scientifica. E affinché questo valore possa emergere, è indispensabile l’utilizzo e l’incessante sviluppo di tutti quegli strumenti computazionali che vanno sotto il nome di Bioinformatica. E quindi, ancora, dalla generazione dei dati all’osservazione e interpretazione, fino alla creazione di nuove idee e ipotesi, con sempre nuovi strumenti e tecnologie, ad alimentare il continuo e fertile ciclo della conoscenza.

*Caporedattore Prometeus

 







N.8 - Settembre-Ottobre 2005


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