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La poetica della scienza

di Chiara Cipollina*

E' così che Jonathan Singer, colui che tra le altre cose propose nel 1972 il modello della membrana a mosaico fluido, definiva le idee. In un articolo pubblicato nel 1992 (Mol Biol Cell, 1992, 3:385-388) scrisse riflessioni profonde e ancora oggi attuali, da cui credo possa derivare per tutti un importante insegnamento. Ne riporto alcuni stralci.

“Coloro i quali hanno operato nel campo della biologia molecolare della cellula negli ultimi decenni hanno visto profondi cambiamenti nella struttura e nel modo di operare della nostra scienza. Una delle conseguenze è stato il declino dell'importanza delle idee. […] Per risolvere moltissimi problemi oggi, grazie alle moderne tecnologie, è possibile ricavare un'enorme quantità di informazioni senza che vi siano alla base idee precedenti. Inoltre, il potere di queste tecnologie ha reso le idee molto meno importanti, e addirittura dispensabili. E questo presenta dei problemi. […] Cosa succederà ai nostri migliori giovani scienziati che si trovano a operare in un tale clima intellettuale? […] Molte cose si possono dire riguardo alle idee, ma ne menzionerò soltanto tre.

Innanzitutto, le idee possono essere mozzafiato, soprattutto se viste dal futuro. Esse non sono nient'altro che la poetica della scienza. Secondo, le idee non provengono dal nulla ma al contrario vengono generate nella mente di un individuo da associazioni fatte con altre idee o informazioni conservate in quella mente. La terza cosa che voglio dire circa le idee è che uno deve avere il coraggio delle proprie convinzioni. E questo può essere straordinariamente difficile e impegnativo, forse molto di più della generazione delle idee stesse. Tanto più se l'idea è del tutto originale. […] Ovviamente, anche le idee possono essere sbagliate. Ma anche le idee sbagliate possono talvolta essere utili alla scienza se, per esempio, contengono elementi di interesse per altri collegamenti o se servono per centrare l'attenzione sugli aspetti cruciali del problema da analizzare. […] Le idee vengono frequentemente marchiate in modo dispregiativo come “speculazioni” e come tali eliminate nelle nostre pubblicazioni. […] La pratica e le esperienze dei nostri scienziati stanno diventando sempre più focalizzate su soggetti specifici. Per gli scienziati che si sentirebbero limitati da queste rigide e inevitabili posizioni, una serie di misure devono essere prese per sfuggire a questa camicia di forza intellettuale. […]

Infine, la cosa forse più importante che posso dire riguardo alle idee è questa: niente mi ha mai dato più gratificazione e assoluto piacere nella scienza che avere idee di “prima-mano”. Queste idee possono non essere state così frequenti, ma hanno lasciato in me il segno più profondo. Io non ho desiderio più grande di questo: che lo stesso tipo di soddisfazione sia raggiunta dalle generazioni future”.

*Caporedattore Prometeus

 

 

 







N.10 -Gennaio-Febbraio 2006


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