![]() |
|||
Trent’anni fa è uscito un libro che ha rivoluzionato il modo di pensare di tanti, scienziati e non. E non solo per le teorie scientifiche in esso contenute e spiegate con estremo rigore, ma per il modo in cui queste sono raccontate. “Il gene egoista”, scritto da Richard Dawkins e pubblicato nel 1976, arriva come un fiume in piena a raccontare l’evoluzione, intervenendo nel dibattito su una delle questioni più problematiche tra i darwinisti: chi sono i veri protagonisti della selezione naturale?. L’eccezionale novità del libro è che riesce in una impresa di comunicazione ardua e raramente realizzata. Dawkins si rivolge contemporaneamente a tre tipi di lettore: il collega scienziato, il lettore comune e lo studente. Senza sfoggio di erudizione, conoscitore profondo della materia, critico, capace di osare nel linguaggio e con uno sguardo aperto al mondo, senza mai porsi come profeta o rivelatore della verità. Lui fa lo scienziato. E, come ogni uomo intelligente e profondo, ha idee e opinioni riguardo a tutte le sfere della vita sociale, non lo nasconde, ne parla, ma non ne fa un proclama. Sono queste le doti che fanno di uno scienziato un eccezionale divulgatore. Secondo lo stesso Dawkins, il suo punto forte è l’amore per le spiegazioni. “Io amo ridimensionare complessi misteri attraverso semplici spiegazioni”. Da qui le sue ardite metafore che con le parole di tutti i giorni raccontano i più complessi processi evolutivi. Senza mai cadere nella banalità, né sottovalutare la complessità del mondo di cui si sta parlando. Sono doti rare, il cui frutto però ha dimostrato che comunicare è possibile e che la scienza può essere raccontata a tutti, può appassionare tutti e arricchire la cultura del mondo. Tutto. Come dice Daniel Dennett, “i funghi e il grano sono nostri cugini di primo grado. Eppure, di tutte le specie sulla terra, Homo sapiens, è decisamente eccezionale: è l’unica specie evoluta nella storia in grado di capire che essa stessa è uno dei frutti dell’albero della vita. Siamo unici in questo senso. E sono il linguaggio umano e la cultura che hanno reso possibile tutto ciò. Proprio perché abbiamo linguaggio e cultura possiamo nutrire i nostri cervelli con i frutti del lavoro di ogni altro uomo sulla terra, e non semplicemente di coloro che sono i nostri antenati”. Comunicare avrà più senso se guarderemo il mondo con questa prospettiva.
*Caporedattore Prometeus
|
in un file unico PDF (2 Mb) Agenda (web) --- |
||