Legalizzazioni fumose

A Novembre 2012, i cittadini di Washington e Colorado hanno approvato una legge che autorizza tutti i maggiori di 21 anni a possedere e consumare marijuana a scopo ricreativo.

L’approvazione di questa legge ha chiaramente beneficiato dal fatto che già 18 Stati americani prescrivono marijuana a scopo medico: numerossisimi pazienti negli States e nel mondo usano questa droga leggera come palliativo per sopportare gli effetti collaterali della chemioterapia, delle infiammazioni croniche e dei reumatismi.

Sebbene stimare l’impatto che questa legge avrà sulla popolazione sia virtualmente impossibile, gli oppositori alla liberalizzazione possono contare su una solida letteratura che descrive gli effetti di questa droga leggera sul cervello. Altri dati, molto più dibattuti, descrivono inoltre gli effetti negativi che il fumo di questa pianta avrebbe sullo sviluppo dell’intelletto degli adolescenti.

Il principale composto attivo della marijuana si chiama tetraidrocannabinolo (THC), la sua struttura è molto simile a quelli degli endocannabinoidi, molecole che il nostro corpo produce per regolare funzioni del cervello come appetito, umore e memoria. Il THC riesce a colpire i medesimi recettori degli endocannabinoidi, cambiando il rilascio di altri neurotrasmettitori e causando l’ebrezza tipica della cannabis. In generale, questa tempesta di sostanze chimiche amplifica i sensi, e porta ad una sensazione di benessere e rilassamento, ma alcune persone riportano anche irritabilità e paranoia.

Numerosi studi riportano che persone sotto l’effetto di marijuana ottengono punteggi inferiori ai test, come ad esempio il tenere a mente per breve tempo o manipolare informazioni. Ricercatori hanno anche dimostrato che i cannabinoidi riducono la concentrazione, i riflessi e le coordinazione motorie.

Queste ricerche hanno rafforzato la preoccupazione che la legalizzazione della marijuana possa influenzare in primis la sicurezza sulle strade. In particolare, guidare sotto l’effetto di THC riduce i riflessi al volante ed il tempo necessario a premere sul freno o cambiare corsia.

Ma questi studi riflettono il vero rischio di incidenti?

Nel 2009 uno studio ha correlato i livelli di THC nel sangue dei guidatori con un più alto rischio di incidenti stradali: questo se il conducente ha superato i 5 nanogrammi per millitro di THC nel sangue, e questo corrisponderebbe a diverse boccate di cannabis. Per fare paragoni con un’altra droga leggera legalizzata, l’alcol, uno studio indica che 5 nanogrammi per millilitro di THC abbia effetti comparabili allo 0.08 % di alcol nel sangue. Tale percentuale è il limite legale di alcol negli States per mettersi alla guida.

Con questi dati in mano, lo stato di Washington ha approvato 5 ng/ml come limite di legge per la sicurezza in auto. Resta un problema: non esiste il corrispettivo dell’alcol test per i cannabinoidi. Al momento, l’unico modo per misurare precisamente i livelli di THC è un test del sangue, più complicato da eseguire sui posti di controllo,  rendendo i limiti di questa legge molto complicati da far rispettare.

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