Eleonora Viganò e il Dilemma OGM

Foto Eleonora ViganòEleonora Viganò, già collaboratrice di Prometeus 2.0, ha deciso di fare il grande salto e di scrivere un libro. Il tema, quello degli OGM, non è certo facile e iniziare una carriera da scrittrice con un soggetto così controverso richiede una certa dose di sangue freddo e forse anche un pizzico di follia. Ne abbiamo parlato direttamente con lei.

Chi è Eleonora Viganò?

Questa è la classica domanda “da un milione di dollari”. Professionalmente posso però collocarmi tra i cosiddetti comunicatori scientifici. Sono una freelance che scrive di scienza: editoria, giornalismo, marketing sono i canali con i quali mi misuro ogni giorno, perché ogni settore ha le sue regole, i suoi temi,  i suoi caratteri forti e il suo modo di esprimersi.

Perché un libro sugli OGM?

Perché nel mio percorso di comunicatrice mi sono ovviamente imbattuta in temi di punta, quelli di cui si sente parlare spesso perché “controversi”. All’inizio pensavo che si trattasse solo di temi scientifici sui quali fare chiarezza, dare informazioni corrette per riuscire a uscire dal labirinto mediatico, poi ho scoperto la complessità del rapporto tra scienza e società, mi sono appassionata ai metodi della sociologia, ho intravisto le potenzialità di una trattazione che considerasse anche questi aspetti, oltre a comprendere l’influenza esercitata da economia e politica. Ho voluto restituire una parte di queste considerazioni, attraverso le parole di chi fa ricerca, si occupa di agricoltura e di chi cerca di venire a capo del difficile rapporto tra scienza e società, rischi e benefici.

Cosa significa decidere di scrivere un libro?

Significa essere curiosi, studiare, raccogliere informazioni senza dare nulla per scontato, mettere in ordine ciò che si è raccolto è renderlo coerente, concreto, logico.

Cosa le ha insegnato?

Mi ha insegnato a scavare, ad andare oltre la superficie e soprattutto ad andare oltre a ciò che penso di sapere. Esistono tanti mondi, tante discipline, tanti punti di vista. La scienza è una, come uno solo è il metodo scientifico, ma esistono interessi economici, manovre politiche e rapporti umani con caratteristiche differenti da quelle tipiche della scienza. Ho apprezzato moltissimo ciò che non fa parte del mio background e ho ascoltato e fatto domande con una curiosità genuina e sana. Insomma, se volessi prendere un’altra laurea mi iscriverei a sociologia!

Cosa cambierebbe?

Ero tesa quando ho iniziato a lavorarci. Credo che la scrittura abbia risentito di questo “primo tentativo”.  Probabilmente farei una versione “riarrangiata”, con qualche consapevolezza in più, e in modo più rilassato.

Cosa direbbe a coloro che si stanno ancora “scannando” sugli OGM dopo 20 anni?

Penso che “scannarsi” ancora, dopo 20 anni, sia un atteggiamento sterile.  Poter osservare da esterna il modo con cui ciascuno cerca di portare acqua al proprio mulino mi garantisce una posizione privilegiata. E da esterna vedo errori e ragione, come si dividono, come si collocano. Sembra quasi assurdo dirlo, eppure manca un elemento fondamentale: la comunicazione. Fino a quando ciascuno starà sulla sua posizione senza ascoltare (non sentire, ascoltare) e comprendere a fondo quella dell’altro non si arriverà mai da nessuna parte. Possiamo continuare a spiegare quale sia la tecnica, in sé né buona né cattiva, che la ricerca segue dei protocolli e un metodo preciso, che esiste un ente che ne controlla la sicurezza, che i semi GM autorizzati hanno superato i controlli, che si possono ottenere dei vantaggi come è sempre stato fatto in agricoltura, ma con altre tecniche non meno invasive, e infine si può smontare con la ragione ogni tesi contraria. Eppure se la mia vicina di casa non lo vuole mangiare perché non ne vede il motivo per farlo, perché per lei non ci sono vantaggi, o se mia zia vede un rapporto benefici/rischi non sufficientemente elevato per i suoi parametri, se prevale l’idea che gli OGM non servono, credo che difficilmente verranno mai accettati dalla comunità, il politico non li autorizza per avere voti e l’agricoltore per guadagnare si butta sul “biologico”, innescando un circolo sul quale anche il marketing ha il suo ruolo (un po’ semplificato!).  Inoltre è sufficiente che vi sia anche una sola evidenza contraria a ciò che ha detto un ricercatore, un caso di frode scientifica, un qualsiasi “momento no” della scienza  – e capita, può capitare – per far crollare la fiducia, soprattutto se già debole per altri motivi. Alla fine direi comunque agli scienziati che sanno comunicare bene di continuare a farlo, di non arrendersi mai e di rendersi sempre disponibili a un confronto sereno con tutti.

 

L’ebook: Dilemma OGM

 

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