Caso Stamina: cos’è la compassione?

William Arcese, Responsabile dell’Unità Trapianto Cellule Staminali Policlinico “Tor Vergata”, si inserisce nel dibattito attorno alla Fondazione Stamina con una lettera inviata a La Repubblica, in cui, provocatoriamente, si interroga su cosa sia realmente “compassionevole” da un punto di vista umano e tecnico.

Nel ribadire che

risulta di tutta evidenza:

  1. la sfacciata manomissione del metodo scientifico, per la cui sempre più raffinata elaborazione l’umanità lavora da oltre 400 anni;

  2. la cecità di sentenze giudiziarie non precedute da un minimo, indispensabile approfondimento di merito;

  3. l’assenza di una presa di posizione politica che, subendo la pressione mediatica, giustifica il proprio operato nascondendosi dietro l’obbligatorietà dell’azione giudiziaria e avalla la procedura, emettendo ordinanze in palese contrasto con le regole che ella stessa si è data;

  4. l’alto rischio di speculazione economica, che individua come primo obiettivo il soggetto malato privo, al momento, di adeguata offerta terapeutica, ma potendo estendersi anche ad altri contesti di patologie, per le quali l’indicazione di cura è accreditata;

  5. il diffusivo, superficiale, irresponsabile, indifferente potere mediatico con il carico di immagini di sofferenza, che platealmente propone, che attinge ad un giornalismo da gossip piuttosto che ad una vera cultura dell’informazione e dietro il quale forte è il sospetto della presenza di gruppi economici di pressione.

il professor Arcese si interroga:

la mia “compassione” per la bambina, alla quale rifiuto di somministrare una terapia non provata e, quindi, anche potenzialmente pericolosa, è assente o meno partecipata della tua, dato che sei favorevole a sottoporla a tale terapia?

La lettera integrale

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