Investiamo (sul)le biotecnologie

Oggi i ricercatori scenderanno in piazza per difendere la ricerca biomedica italiana da alcuni emendamenti animalisti che sono riusciti a trovare supporto politico. Il rischio, se approvati, è di compromettere non solo lo sviluppo di nuove terapie, ma anche di mettere fuorilegge pratiche mediche consolidate ed efficaci come il trapianto di valvole cardiache biologiche.

Lasciatemi dire che però questo, a mio modesto avviso, non è il nostro principale problema. Questo è, se vogliamo, solo l’esito, l’epifenomeno, di un qualcosa che non funziona ad un livello più profondo nel sistema paese.

Cerco, in 2 parole, di spiegarmi.

Lo scorso maggio è stato presentato l’ultimo rapporto Bio in Italy firmato Assobiotec e Ernst&Young. Niente di nuovo si direbbe. Siamo a settembre. Eppure ho come l’impressione che almeno uno dei dati in esso contenuti non sia stato ben compreso e metabolizzato.

Alla fine del 2012, sono 407 le imprese impegnate in R&S nel campo delle biotecnologie. Tra queste, più della metà (256) rientra nella definizione di pure biotech […] l’industria biotecnologica italiana si posiziona al terzo posto in Europa, dopo la Germania e il Regno Unito.

Tutto bene dunque? Certo, non fosse per pagina 66 del rapporto, dove appare questa immagine.

Biotech Italia

Una volta si diceva

abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani

in questo caso si dovrebbe dire

abbiamo fatto i biotecnologi, ora dobbiamo fare le biotecnologie

Oggi #iostoconlaricerca, ma da domani forse è bene che tutti ci si cominci ad interrogare seriamente sui perché uno dei settori chiave per lo sviluppo, la bioeconomia, riesca a produrre brillanti ricercatori e altrettanto brillanti idee, ma non riesca a tradurle in valore per il paese.

@DNAyx

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